Il caso del Blue Velvet segna una tappa importante nella tutela giuridica degli ecosistemi marini. Il tribunale marittimo di Marsiglia ha condannato il proprietario dello yacht di 18 metri arenatosi nell?agosto 2021 a La Croix Valmer, ritenendo che la sua mancata intervento dopo il naufragio abbia causato un danno permanente a una prateria di posidonia, una pianta marina protetta ed essenziale per il funzionamento degli ecosistemi mediterranei.
Un incaglio seguito da un lungo periodo di immobilizzazione del relitto
La Blue Velvet si era staccata dall'ancoraggio durante una burrasca prima di incagliarsi sulla costa del Var nell'agosto 2021. Nonostante le numerose diffide inviate dal prefetto marittimo, il relitto non era stato rimosso entro i termini stabiliti.
Rimasta sul fondale per diversi mesi, la nave si era progressivamente deteriorata prima di disgregarsi nell?autunno del 2021, disseminando detriti lungo una parte della costa. Già all?epoca le autorità avevano sottolineato che questa situazione evidenziava la difficoltà di intervenire rapidamente su alcuni relitti abbandonati nel Mediterraneo.
Quasi 200 m² di prato distrutti
Le indagini condotte dai responsabili dell'Area marina protetta del Golfo di Saint-Tropez hanno permesso di documentare l'evoluzione dei danni grazie a diverse campagne subacquee svolte nel corso di numerosi mesi.

Secondo quanto accertato dal tribunale, circa 200 m² di prateria di posidonia sono stati danneggiati o distrutti dalla presenza prolungata del relitto.
Endemica del Mediterraneo, la posidonia forma vaste praterie che svolgono un ruolo essenziale per la biodiversità. Queste praterie fungono da vivaio per numerose specie di pesci e invertebrati, stabilizzano i fondali marini, limitano l?erosione costiera e contribuiscono allo stoccaggio del carbonio. La loro crescita è particolarmente lenta, il che rende lungo il processo di ripristino quando vengono danneggiate.
Una prima decisione presa da un responsabile di un'area marina protetta
Il caso presenta caratteristiche senza precedenti. La Comunità dei comuni del Golfo di Saint-Tropez, responsabile della gestione dell'area marina protetta classificata come sito Natura 2000, aveva avviato un procedimento in relazione alla distruzione di una prateria di posidonia.

Il fascicolo si basava su un monitoraggio scientifico che consentiva di dimostrare con precisione l'evoluzione dei danni tra l'incagliamento della nave e la sua rimozione. Tali elementi hanno contribuito al riconoscimento del danno ecologico da parte del tribunale.
Questa decisione costituisce un precedente per i gestori delle aree marine protette che devono affrontare le conseguenze della presenza di relitti o di ancoraggi che potrebbero danneggiare habitat sensibili.
Sanzioni penali e risarcimento ambientale
Il tribunale ha condannato il proprietario del Blue Velvet a quattro mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena, a una multa di 15.000 ? per violazione della normativa marittima e alla sospensione per due anni della sua licenza di navigazione.
A queste sanzioni si aggiunge una condanna per il danno ecologico. Dovranno essere versati oltre 110.000 ? per finanziare gli interventi di ripristino della prateria di posidonia distrutta.
Questa decisione ricorda che le conseguenze di un incaglio non si limitano alle operazioni di soccorso o di bonifica. Quando una nave rimane in una zona sensibile, i danni causati agli habitat marini possono ormai dar luogo a un risarcimento specifico basato sul danno ecologico, una volta accertata la loro esistenza.

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