Tutela della posidonia: tre decisioni che mettono in discussione la coerenza delle norme relative all?ormeggio

La tutela della posidonia tra diritto, ambiente e contraddizioni
La tutela della posidonia tra diritto, ambiente e contraddizioni © Maxime Leriche

La necessità di preservare le praterie di posidonia è ormai oggetto di consenso generale. Tuttavia, le modalità di applicazione di tale tutela sollevano numerosi interrogativi. Tre sentenze emesse nel giro di pochi giorni evidenziano una normativa che sta diventando sempre più difficile da interpretare per i diportisti.

La tutela della posidonia non è mai stata così al centro dell?attenzione dei tribunali, delle prefetture marittime e delle autorità locali. Tuttavia, come dimostrano tre recenti fatti di attualità, non è più in gioco solo la salvaguardia delle praterie. È in gioco anche la chiarezza delle norme imposte ai naviganti.

Una protezione che non è più oggetto di discussione

Le praterie di posidonia costituiscono uno dei principali ecosistemi del Mediterraneo. Stabilizzano i fondali, limitano l'erosione costiera, assorbono il carbonio e fungono da vivaio per numerose specie.

©Maxime Leriche
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Da diversi anni si moltiplicano i decreti prefettizi volti a limitare l'ancoraggio delle imbarcazioni, in particolare delle unità di grandi dimensioni, nelle zone più sensibili. Le mappe delle zone vietate si arricchiscono, i controlli aumentano e le sanzioni diventano più frequenti.

In linea di principio, pochi diportisti e ancor meno professionisti mettono in discussione la necessità di preservare queste praterie marine. D'altra parte, le modalità di applicazione danno talvolta l'impressione che la normativa evolva più rapidamente della sua comprensione.

Marsiglia ricorda che i divieti restano pienamente in vigore

Il primo episodio si è verificato nel Parco Nazionale delle Calanques. Il 30 giugno 2026, uno yacht di 60 metri battente bandiera di Antigua e Barbuda ha gettato l'ancora in una zona vietata nei pressi dell'isola di Jarre. Allertata, la Brigata nautica dipartimentale è intervenuta e ha posto fine all'ancoraggio.

Durante il recupero dell'ancora, gli agenti di polizia hanno notato la presenza di frammenti di posidonia attaccati ad essa. Il proprietario dell'imbarcazione sarebbe stato fermato e sarebbe stato avviato un procedimento giudiziario.

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Questo caso ci ricorda un principio semplice: le zone in cui è vietato l'ancoraggio devono essere rispettate, indipendentemente dalle dimensioni dell'imbarcazione. La violazione è pienamente configurata nel momento in cui viene infranto il decreto prefettizio.

La giustizia distingue ormai chiaramente tra reato e danno ecologico

Ma, in controtendenza, pochi giorni dopo, la Corte d?appello di Aix-en-Provence ha fornito una precisazione su un altro aspetto del caso. Nel caso del capitano belga di uno yacht di 33 metri perseguito per diversi ormeggi vietati a Cap d'Antibes nel 2023, il tribunale non ha messo in discussione l'esistenza del reato.

Ha invece annullato oltre 93.000 ? di risarcimento danni riconosciuti a titolo di danno ecologico. Secondo la Corte, le prove scientifiche erano insufficienti per dimostrare che proprio quella nave fosse effettivamente all?origine dei danni contestati.

Questa decisione non limita la portata dei decreti a tutela della posidonia. Si limita semplicemente a ribadire un principio fondamentale del diritto francese. Una violazione non dimostra automaticamente l?esistenza di un danno ambientale. Il risarcimento di un danno ecologico presuppone che venga stabilito con precisione il nesso tra il comportamento della nave e i danni osservati.

Questa distinzione, di natura prettamente giuridica, rischia tuttavia di risultare di difficile comprensione per molti diportisti e professionisti.

A Bonifacio, anche i cassoni di ormeggio diventano oggetto di controversia

Il terzo esempio dimostra che anche le soluzioni volte a evitare gli ormeggi non sono esenti da polemiche.

Il Tribunale amministrativo di Bastia ha annullato il decreto prefettizio che autorizzava l'installazione di 14 ormeggi per yacht di lunghezza superiore a 24 metri nella baia di Sant'Amanza. Il tribunale ritiene che la procedura amministrativa non abbia rispettato diversi obblighi, in particolare l?organizzazione di un?indagine pubblica.

Tuttavia, pochi giorni prima della sentenza, un nuovo decreto prefettizio aveva già rinnovato l'autorizzazione a seguito dello svolgimento di tale indagine. Le associazioni ambientaliste annunciano già un nuovo ricorso.

Questa serie di decisioni evidenzia la complessità di un sistema che, tuttavia, viene presentato come un?alternativa all?ormeggio con l?ancora. Le casse hanno proprio lo scopo di proteggere le praterie marine evitando che le catene raschino il fondale. Tuttavia, anche la loro installazione sta diventando fonte di controversie.

I diportisti hanno bisogno di una normativa più chiara

Considerati singolarmente, ciascuno di questi casi segue una logica diversa.

  • A Marsiglia, le autorità fanno rispettare il divieto di ancoraggio.
  • Ad Aix-en-Provence, i magistrati ricordano i requisiti previsti dalla normativa in materia di responsabilità ambientale.
  • A Bonifacio, il tribunale verifica la regolarità di un procedimento amministrativo.

Ma considerati nel loro insieme, questi tre eventi danno un?impressione più contrastante.

Il messaggio rivolto ai naviganti sta diventando difficile da seguire. Da un lato, i divieti si inaspriscono. Dall?altro, i tribunali ribadiscono che il danno ecologico non può essere presunto. Infine, anche le attrezzature destinate a sostituire l?ancoraggio tradizionale finiscono davanti ai tribunali.

Sia per i diportisti che per i capitani professionisti, questa situazione alimenta un senso di incertezza. La tutela della posidonia rimane un obiettivo ampiamente condiviso. Ma la sua credibilità si basa anche su una normativa comprensibile, stabile e coerente. È probabilmente su questo fronte che le autorità dovranno d'ora in poi concentrare i propri sforzi affinché la tutela dell'ambiente continui ad essere pienamente accettata da chi naviga.

©Maxime Leriche
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