A sua volta, il Regno Unito intende colmare un vuoto giuridico in materia di guida in stato di ebbrezza

Il Peaky Blinder aveva urtato una boa a circa 33 nodi
Il Peaky Blinder aveva urtato una boa a circa 33 nodi

Nel Regno Unito, un incidente mortale che ha coinvolto un gommone semirigido riaccende il dibattito sul consumo di alcol a bordo. Il rapporto del Marine Accident Investigation Branch, l'equivalente del BEA francese, ritiene che la normativa attuale presenti una grave lacuna per i diportisti. Gli investigatori chiedono ora l'entrata in vigore di una legge attesa da oltre vent'anni.

La guida in stato di ebbrezza è soggetta a una rigorosa regolamentazione su strada. In mare, nel Regno Unito la situazione è diversa. L'indagine del Marine Accident Investigation Branch (MAIB), pubblicata in seguito alla collisione del gommone Peaky Blinder al largo di Portsmouth, conclude che l'assenza di un limite legale di alcolemia applicabile ai diportisti costituisce un punto debole del sistema britannico. Al di là delle circostanze di questo incidente, gli investigatori rimettono sul tavolo una riforma regolarmente richiesta dal 2005 dalle autorità marittime.

Un incidente in cui si sommano diversi fattori di rischio

Il 14 agosto 2025, il semirigido Peaky Blinder, un Cougar R8 Sport di 8,40 m dotato di un fuoribordo da 300 ch, fa ritorno a Port Solent dopo una giornata di navigazione tra il Solent e l?Isola di Wight. A bordo, tre amici hanno fatto diverse soste in ristoranti e bar lungo la costa.

All?imbocco del porto di Portsmouth, l?imbarcazione accelera progressivamente fino a raggiungere i 49,7 nodi in una zona con limite di velocità fissato a 10 nodi. Pochi istanti dopo, mentre cerca di raggiungere il canale segnalato, il pilota effettua una brusca virata a babordo prima di andare a sbattere con violenza contro una boa a 33,5 nodi.

I tre occupanti sono stati sbalzati in mare. Due uomini sono deceduti a causa dei traumi subiti e per annegamento. Il terzo è sopravvissuto riportando ferite lievi.

L'indagine ha accertato che si sono combinati diversi fattori. La velocità era quasi cinque volte superiore al limite in vigore. Il pilota presentava un tasso alcolemico di 1,98 mg/dL, ovvero quasi quattro volte la soglia applicata ai marittimi professionisti britannici. Nessuno dei passeggeri indossava il giubbotto di salvataggio, né ne aveva portato a bordo. Secondo il MAIB, ciascuno di questi elementi ha aggravato le conseguenze dell?incidente, ma la combinazione di alcol e velocità costituisce il fattore determinante.

Dal 2003 è in vigore una legge, che però non si applica ai diportisti

L'osservazione più significativa del rapporto non riguarda tuttavia solo lo svolgimento dell'incidente. Gli investigatori ricordano che il Railways and Transport Safety Act, adottato nel 2003, prevedeva già l'introduzione del reato di guida in stato di ebbrezza per i diportisti. Tuttavia, le disposizioni che consentivano di fissare un limite di alcolemia e di garantirne l?applicazione non sono mai state attuate.

Di conseguenza, i marittimi professionisti sono soggetti a un limite legale di 50 mg/dL nel sangue e possono essere sottoposti a controlli. I diportisti, invece, non sono soggetti ad alcun limite numerico vincolante. In pratica, le autorità possono perseguire un comandante solo a seguito di un incidente o quando sia dimostrato che il suo comportamento abbia messo direttamente in pericolo delle persone. A differenza del codice della strada, non esiste quindi alcun dispositivo preventivo che consenta di multare un diportista semplicemente perché supera una soglia legale di alcolemia.

Il MAIB ritiene che questa differenza contribuisca a una sorta di banalizzazione del consumo di alcol durante le uscite di diporto. Gli investigatori ricordano che i pasti al ristorante, le soste nei porti turistici o i raduni nautici sono spesso accompagnati dal consumo di alcol, senza che questa pratica sia percepita come incompatibile con la conduzione dell?imbarcazione.

Questo dibattito riflette i recenti sviluppi della normativa francese. In Francia, l'emendamento detto «Benjamin», adottato nell'ambito di una riforma della sicurezza marittima, rafforza gli strumenti volti a contrastare la guida sotto l'effetto dell'alcol nella nautica da diporto. Anche questo testo è una risposta agli incidenti mortali che hanno messo in luce le conseguenze del consumo di alcol al timone di un?imbarcazione. Sebbene i dispositivi giuridici differiscano tra i due paesi, la logica è simile: allineare progressivamente le norme applicabili ai diportisti a quelle già in vigore sulla strada, al fine di ridurre il numero di incidenti legati all?alterazione delle capacità del comandante dell?imbarcazione.

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