Gennaio, il mare è ancora lì, intatto, ma più lontano. I pontili si sono svuotati, le barche aspettano. Sulla banchina si vedono soprattutto movimenti lenti, sguardi verso l'orizzonte e quella domanda discreta ma assillante: che cosa farò davvero dopo?
Si parla molto di manutenzione invernale, e giustamente. Ma nel corso degli anni mi sono reso conto che non sono solo le sentine e i gavoni a essere importanti. Si gioca anche altrove. Nel modo in cui si guarda all'equitazione. In ciò che si sceglie di perseguire... o di abbandonare.
Perché a volte per prepararsi al mare non è necessario spostare la barca.
Preparare senza fare: accettare il tempo sospeso
L'inverno impone ai marinai una cosa preziosa: la sosta.
Una pausa che non è una debolezza, ma una boccata d'aria fresca. È il momento in cui si smette di cercare di ottimizzare ogni uscita, ogni miglio navigato. Quando si accetta che la vela non è sempre movimento. Questa pausa vi permette di rileggere le vostre navigazioni passate, di identificare ciò che contava e ciò che pesava. Non sono mai le miglia che contano. Sono le decisioni.

Chiarire i propri desideri prima di preparare la barca
L'inverno è un buon momento per porsi una domanda semplice ma scomoda: cosa ci si può aspettare davvero dal mare?
Non quello che proiettiamo su di lei. Non quello che pensiamo di dover sperimentare. Ma ciò che ci mette davvero in movimento oggi.
È la necessità di rallentare, anche se ciò significa navigare meno? È il desiderio di arrivare prima all'ancoraggio piuttosto che più avanti sulla mappa? Il desiderio di trascorrere più tempo a terra, senza sensi di colpa? O il desiderio di navigare in un'area più ristretta, ma con più attenzione, più presenza?
Questo chiarimento non ha nulla di teorico. Ha un impatto molto concreto sulle scelte che si fanno: la barca che si prepara, l'attrezzatura che si decide di rendere indispensabile o meno, le rotte che si pianificano e persino il modo in cui ci si permette di navigare.
Finché la questione non sarà chiarita, stiamo preparando una barca, ma non una navigazione.

Alleggerire, rinunciare, semplificare
Prepararsi al mare significa anche rinunciare. Rinunciare a tutto. Rinunciare a vedere tutto. Rinunciare a certe ambizioni che non ci soddisfano più.
L'inverno è il momento di alleggerirsi: riordinare l'attrezzatura, ma anche le proiezioni. Chiedetevi di cosa avete davvero bisogno a bordo e nel vostro rapporto con il mare. Molti marinai lo dicono a bassa voce: meno si porta con sé, meglio si naviga. E se questa verità non fosse solo materiale?

Rimanere in contatto con il mare anche quando si è ormeggiati
Non navigare non significa tagliarsi fuori. L'inverno è un momento per osservare, leggere, condividere e trasmettere. Camminare lungo la costa, guardare le luci che cambiano, ascoltare le storie degli altri. Rimanere attenti, anche quando si è immobili.
Questo legame alimenta la navigazione futura. Aguzza lo sguardo. Vi rende più umili. E quando, dopo l'inverno, arriva il momento di mollare gli ormeggi, non si salpa più contro il mare, ma con esso.

Una gradita pausa invernale
Ogni inverno mi ricorda che la navigazione inizia molto prima della prima uscita e continua molto dopo l'ultima. Prepararsi al mare senza muovere la barca significa accettare che la parte essenziale del viaggio si svolge all'interno: " Il mare riconosce sempre chi si è preso il tempo di ascoltarlo prima di esplorarlo. "

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