Le dogane francesi e il ritorno delle crociere: quando l'IVA minaccia le imbarcazioni già tassate

Un velista europeo si è visto sequestrare il suo yacht al ritorno in Francia dopo diversi anni di navigazione intorno al mondo. Il problema era un'interpretazione doganale che assimilava le imbarcazioni da diporto a merci importate. Un caso che potrebbe costituire un precedente.

Il caso riportato da Jean-Paul Bahuaud, un professionista della nautica da diporto nelle Antille francesi, mette in luce una situazione legale e doganale poco conosciuta che potrebbe tuttavia interessare molti diportisti oceanici. Prendendo come esempio il caso di uno yacht sequestrato a La Rochelle, questo articolo analizza le questioni coinvolte, le basi normative e le potenziali conseguenze per i diportisti europei.

Il caso di una barca a vela sequestrata a La Rochelle dopo una circumnavigazione

Un'imbarcazione battente bandiera belga è stata arrestata mentre rientrava in Francia. Lo yacht in questione era stato acquistato nuovo in Belgio, con IVA pagata, ed era appartenuto a due successivi diportisti europei. Dopo aver navigato intorno al mondo per diversi anni, l'imbarcazione aveva trascorso l'estate in Spagna, il suo primo scalo europeo al ritorno dalle Indie Occidentali. Quando è arrivata a La Rochelle, la dogana francese l'ha sequestrata, ritenendola importata senza dichiarazione.

Motivazione: "Importazione non dichiarata di merci non vietate", con riferimento agli articoli 153, 154 e 203 del Codice dell'Unione.

Articolo 203 del Codice doganale dell'UE: un'applicazione controversa

Secondo le autorità doganali, una nave che lascia le acque europee perderebbe il suo status comunitario. Il suo ritorno, anche senza alcuna operazione commerciale o cambiamento di status, verrebbe trattato come una reimportazione soggetta a IVA, a meno che il proprietario non rimanga identico e il ritorno avvenga entro tre anni.

In questo caso, sebbene non fosse stata registrata alcuna operazione di uscita doganale, gli agenti hanno applicato rigorosamente l'articolo 203 del CDU, riservato alle merci convenzionali. Questa logica mal si adatta alla realtà del diporto oceanico.

Una lacuna normativa sullo status delle imbarcazioni da diporto durante le lunghe navigazioni

Il diritto europeo non prevede uno status specifico per le imbarcazioni da diporto che effettuano lunghi viaggi. Questa lacuna giuridica consente un'interpretazione per analogia con i beni industriali. Tuttavia, a differenza di un container, un'imbarcazione non è destinata a essere immagazzinata o commercializzata al ritorno.

In pratica, molti Stati membri dell'euro, come la Spagna e il Portogallo, non applicano questa interpretazione rigorosa. In casi simili non è richiesta alcuna procedura di reimportazione.

Gravi implicazioni per il mercato dell'usato e per il valore delle unità immobiliari

Se seguiamo la logica doganale francese, qualsiasi unità che abbia lasciato le acque europee perde il suo status comunitario. Una rivendita in Europa comporterebbe una nuova tassazione, anche se l'IVA è stata pagata all'inizio.

Questa posizione potrebbe svalutare in modo significativo le imbarcazioni di seconda mano che hanno navigato al di fuori dell'UE, rallentando il loro ritorno sui mercati continentali, in particolare per il refit o la rivendita. Se il nuovo proprietario corre il rischio di pagare l'IVA, può ovviamente chiederne l'inclusione nel prezzo di acquisto.

Un invito a chiarire lo status fiscale delle imbarcazioni da diporto

Per Jean-Paul Bahuaud e altri professionisti, la sfida consiste nel definire uno status chiaro per le imbarcazioni da diporto offshore. Secondo lui, "il fatto che una nave tocchi un porto al di fuori dell'UE non deve comportare la perdita della qualità comunitaria" . Invita le federazioni e gli organi di rappresentanza a collaborare per garantire l'evoluzione del diritto europeo.

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